Prima della rivoluzione

Prima della rivoluzione

Prima della rivoluzione – Cinema militante italiano ’60-’70 è frutto della collaborazione tra Prime Bande, l’Aamod (Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico), l’Unione Culturale Franco Antonicelli e la Cineteca Nazionale. Curata da Jacopo Chessa e Annamaria Licciardello, questa rassegna è stata programmata a Torino nel maggio 2011, presso l’Unione Culturale Franco Antonicelli, e successivamente a Roma, nel marzo e aprile 2012, presso il Cinema Trevi.

Di seguito, la presentazione della rassegna:

Che cos’è un film politico? A questa domanda si è cercato di rispondere in molti modi, a seconda delle epoche, del pubblico al quale esso è rivolto o del regime politico in cui viene realizzato. Nella tradizione italiana, il cinema politico è perlopiù identificato con il cosiddetto “impegno civile”, del quale Francesco Rosi ed Elio Petri sono i rappresentanti eccellenti. Un cinema, questo, che ha portato alle estreme conseguenze la lezione neorealista o, meglio, l’ha adattata al cambiamento dei tempi e della società. Esiste però un cinema che è ugualmente politico, pur non avendo avuto lo stesso impatto sull’immaginario cinematografico, e avendo in premesse completamente diverse la propria “politicità”. Un cinema che si è sviluppato intorno al 1968, sull’onda del movimento studentesco, legato ai gruppi della sinistra extra-parlamentare, per il quale è ormai invalsa l’etichetta, tutt’altro che dispregiativa (ma forse un po’ restrittiva) di “cinema militante”.

Il cinema militante è in primo luogo il frutto dell’urgenza sul piano della comunicazione e della rappresentazione di una società in tumulto. La contro-informazione è stata, infatti, la necessità iniziale e immediata, che ha creato le basi per un uso “di parte” del mezzo cinematografico, per poi essere affiancata da un’articolazione più ampia di tentativi e riflessioni su come realizzare “cinema politico politicamente”. In questo contesto la critica al cinema dominante è, prima di tutto, una critica delle strutture, qui intese in senso ampio, che ha nella dialettica tra chi filma e chi è filmato il suo cardine. Non “film sugli operai” ma “film con gli operai” era uno degli slogan più diffusi dell’epoca, sintomatico del tentativo di scambio tra mondi che non si sono mai parlati (e che continuano a non parlarsi). Si pretende qui dal film un triplice ruolo: la rappresentazione di una situazione, sia essa una lotta operaia, studentesca o altro, la sua critica, cioè la sua interrogazione da parte del mezzo cinematografico e la critica del linguaggio, la messa in discussione delle strutture attraverso le quali ci costruiamo le idee.

La rassegna Prima della rivoluzione – Cinema militante italiano ’60-’70 è una delle più cospicue raccolte di film del cinema militante che si siano realizzate in Italia, uno sguardo storico su una stagione del cinema italiano, che oggi appare lontanissima negli intenti e nei risultati, in grado però di interrogare ancora i fondamenti del fare cinema o, per tornare all’idea iniziale, l’esigenza politica del cinema. In un momento in cui il cinema, anche quello documentario che si vuole più “impegnato”, è di fatto legato a modalità di rappresentazione televisive (perché aspirano ad essa come mezzo di diffusione), autoriali e soggettive, ci è sembrato estremamente stimolante proporre quaranta film che vengono da un altro pianeta: spesso non firmati, se non da collettivi, circolati in circuiti distributivi alternativi, talvolta realizzati con mezzi di fortuna. Questi film hanno le origini più varie: dai collettivi del cinema militante al movimento studentesco, dal Pasolini collaboratore di Lotta Continua di 12 dicembre ai cinegiornali liberi di Zavattini, passando per nomi chiave della controcultura cinematografica come il collettivo Videobase e Alberto Grifi. Allo stesso modo sono molteplici le strategie linguistiche prescelte, che vanno dal film inchiesta in Giuseppe Pinelli (materiali n.1) del Comitato cineasti italiani contro la repressione, alla dinamicità dell’unione di documentario e finzione per raccontare le lotte delle Black Panthers in Seize the time di Antonello Branca; e ancora dalla dissacrazione ironica degli stereotipi di genere di Aggettivo donna, primo film femminista del Collettivo Femminista Cinema, alla registrazione in tempo reale di alcuni passaggi di un’assemblea sul tema dell’antipsichiatria in Lia di Alberto Grifi.

Prima della rivoluzione vuole essere una rassegna pienamente storica, in quanto testimonianza di un’epoca, delle sue modalità comunicative e rappresentative, di fatti che sono in parte dimenticati dalla storia ufficiale; vuole anche e soprattutto essere un invito a ripensare il cinema e le sue potenzialità di critica del reale.

Annamaria Licciardello e Jacopo Chessa



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